{"id":172,"date":"2006-11-21T19:48:30","date_gmt":"2006-11-21T17:48:30","guid":{"rendered":"http:\/\/lnx.blogarchitettura.dparch.it\/?p=172"},"modified":"2009-08-09T20:38:49","modified_gmt":"2009-08-09T18:38:49","slug":"biennale-la-fine","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blogarchitettura.dparch.it\/?p=172","title":{"rendered":"Biennale ..la fine"},"content":{"rendered":"\n<!-- Speed Sense for AdSense WordPress Plugin: https:\/\/wordpress.org\/plugins\/speed-sense\/ -->\n<div id=\"ssp0\" style=\"float:left;margin:10px 10px 10px 0;max-width:970px;width:100%;\">\n<ins class=\"adsbygoogle\" id=\"adsgoogle0\" style=\"display: inline-block; width: 100%; height: 250px\"  data-ad-client=\"ca-pub-5311171795163604\" data-ad-slot=\"7315085349\"><\/ins><script>(adsbygoogle = window.adsbygoogle || []).push({});<\/script>\n<\/div>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\">Da due giorni \u00e8 finita la biennale di architettura, alcune considerazioni finali: su ci\u00f2 che non avremmo voluto vedere e soprattutto una speranza che questa volta sia veramente la fine degli atteggiamenti architettonici accademici italiani. Mi riferisco, naturalmente al<a href=\"http:\/\/www.padiglioneitaliano.org\/\"> padiglione italiano<\/a>, alle critiche volte ad un generale \u201dautoassolvimento\u201d di una classe architettonica di trent&#8217;anni fa e pi\u00f9. Il non voler ammettere gli errori del passato scaricandoli sul nostro essere italiani, nel bene e nel male, come qualcosa di ineludibile. Il non voler capire la contemporaneit\u00e0, assumendo la modernit\u00e0 come unico parametro di giudizio, confondere banalmente la tecnologia con la grafica computerizzata senza capire la rivoluzione che porta. Rispolverare antiche battaglie accademiche fra pro e contro Zevi, pace all&#8217;anima sua.<\/font><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm; text-align: center;\"><img decoding=\"async\" alt=\"\" src=\"\/public\/vema.jpg\" \/><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\">Poi c&#8217;era Vema, il passato \u00e8 d&#8217;obbligo, un modello vecchio fatto di utopie, non fosse per il fatto che nei padiglioni precedenti si sono viste le citt\u00e0, quelle vere, dominate dall&#8217;entropia. Dove, con tutti i limiti dell&#8217;esposizione, si presentavano progetti concreti a problemi concreti, il premio a Bogot\u00e0 per il Transmilenio ne \u00e8 la prova. I progetti di Vema rappresentano loro stessi e forse anche le scuole di architettura in Italia, si nota una grande difficolt\u00e0 a focalizzare i problemi, ed i progetti presentati non danno nessuna risposta e nessun approccio possibile alla citt\u00e0 contemporanea. Ma davver\u00f2 \u00e8 stata rappresentata la categoria dei giovani progettisti italiani?<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm; text-align: center;\"><img decoding=\"async\" alt=\"\" src=\"\/public\/cornice.jpg\" \/><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\">Discorso non diverso va fatto per le citt\u00e0 di Pietra, una sorta di carnevale fatto di volte, obelischi, campanili e cornici con il passpartout di pura tradizione \u201cariano-italica\u201d. <\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\">Per questi motivi spero che sia veramente la fine di un modo di concepire le cose tutto \u201cnostro\u201d.<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm; text-align: center;\"><img decoding=\"async\" alt=\"\" src=\"\/public\/bambola.jpg\" \/><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Da due giorni \u00e8 finita la biennale di architettura, alcune considerazioni finali: su ci\u00f2 che non avremmo voluto vedere e soprattutto una speranza che questa volta sia veramente la fine degli atteggiamenti architettonici accademici italiani. 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