Da due giorni è finita la biennale di architettura, alcune considerazioni finali: su ciò che non avremmo voluto vedere e soprattutto una speranza che questa volta sia veramente la fine degli atteggiamenti architettonici accademici italiani. Mi riferisco, naturalmente al padiglione italiano, alle critiche volte ad un generale ”autoassolvimento” di una classe architettonica di trent’anni fa e più. Il non voler ammettere gli errori del passato scaricandoli sul nostro essere italiani, nel bene e nel male, come qualcosa di ineludibile. Il non voler capire la contemporaneità, assumendo la modernità come unico parametro di giudizio, confondere banalmente la tecnologia con la grafica computerizzata senza capire la rivoluzione che porta. Rispolverare antiche battaglie accademiche fra pro e contro Zevi, pace all’anima sua.

Poi c’era Vema, il passato è d’obbligo, un modello vecchio fatto di utopie, non fosse per il fatto che nei padiglioni precedenti si sono viste le città, quelle vere, dominate dall’entropia. Dove, con tutti i limiti dell’esposizione, si presentavano progetti concreti a problemi concreti, il premio a Bogotà per il Transmilenio ne è la prova. I progetti di Vema rappresentano loro stessi e forse anche le scuole di architettura in Italia, si nota una grande difficoltà a focalizzare i problemi, ed i progetti presentati non danno nessuna risposta e nessun approccio possibile alla città contemporanea. Ma davverò è stata rappresentata la categoria dei giovani progettisti italiani?

Discorso non diverso va fatto per le città di Pietra, una sorta di carnevale fatto di volte, obelischi, campanili e cornici con il passpartout di pura tradizione “ariano-italica”.

Per questi motivi spero che sia veramente la fine di un modo di concepire le cose tutto “nostro”.


COMMENTS / 4 COMMENTS

Completamente d’accordo.
Qualcuno lo doveva dire…
Complimenti per i blog.
Buona fortuna
manuel

manuel m. on Nov 26 06 at 18:56

solidale con tutto.
però una parola in difesa dell’architettura di pietra. vi erano due o tre progetti interessanti. fra i quali uno vincitore del leone di pietra.
il resto è noia.

paolo on Gen 15 07 at 11:11

Il confronto con la realtà manca a quasi tutti gli architetti, nuovi e giovani, in Italia ma, a volte mi viene il dubbio, anche fuori. Le biennali in genere sono dei gran carrozzoni dove non si indaga mai la ciccia ma si fa carnevale. Costruiamoci un po’ di idee sul mestiere di archiettto oggi, un po’ per volta. Ti lascio l’indirizzo del mio blog.

e.man on Gen 15 07 at 11:43

era una vera festa di veri palazzinari…

gio on Gen 27 07 at 03:17
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Biennale ..la fine